domenica 28 ottobre 2012

Riqualificare il cortile di una scuola: un'esperienza a Roma

A Sesto san Giovanni (ne ho scritto qui) un gruppo di giovani ha completato in questi giorni la costruzione di un gazebo nel parco di via Milano, nell'ambito di un percorso di progettazione partecipata dell'iniziativa Legami Comunitari.
Nello stesso tempo, a Roma, è stato avviato un percorso analogo, con protagonisti gli alunni della scuola media Catullo di Centocelle.
I promotori del progetto raccontano così la prima giornata di lavoro.
Ventiquattro bambini sono disposti in cerchio. Si devono sistemare in ordine, prima dal più alto al più basso. Poi secondo il colore degli occhi: da chi li ha più chiari a chi li ha più scuri. Poi camminano lentamente, senza toccarsi, fino a occupare tutto lo spazio dell’aula. È così che è iniziato ieri, 25 ottobre, il Laboratorio di Progettazione Partecipata "La Linea Verde" organizzato da Cittadinanza Solidale (il progetto di P.M. 1 Cooperativa Sociale Onlus con il patrocinio del Municipio Roma VII) con gli alunni della scuola media Catullo di Centocelle. Devono imparare a conoscersi, questi ragazzi di tredici anni. A conoscere se stessi, i propri compagni. E soprattutto lo spazio circostante. Perché l’obiettivo del laboratorio è proprio quello di riqualificare uno spazio: il cortile della vicina scuola San Benedetto. I ragazzi della Catullo sceglieranno una parte del cortile e lo trasformeranno secondo i loro bisogni, come piacerebbe a loro.
(Continua a leggere sul sito di Cittadinanza Solidale).

Vedi anche:
I ragazzi, le ragazze e un gazebo per tutti
Microgiardini

giovedì 25 ottobre 2012

I ragazzi, le ragazze e un gazebo per tutti

Breve storia della costruzione partecipata del gazebo di via Milano, a Sesto San Giovanni.

Autunno 2011. Un gruppo di ragazzi e di ragazze frequenta il parchetto di via Milano: è il luogo di ritrovo della compagnia, il posto dove vai e sei sempre certo di trovare un amico.

Inverno 2011. La compagnia ha un problema: quando piove non c'è un posto dove ripararsi. I giovani ne parlano con gli animatori di Legami Comunitari (il progetto di coesione sociale attivo in quartiere - ne ho scritto qui e qui) e su questo tema nasce un laboratorio di idee.

Primavera 2012. Un'idea prende forma: ci vuole un gazebo, in quel parco! Un luogo protetto, dove poter chiacchierare e giocare a carte anche in caso di maltempo. Si avvia un percorso di progettazione partecipata, che coinvolge la compagnia dei giovani, i professionisti di Legami Comunitari e il Comune di Sesto San Giovanni.

Estate e autunno 2012. Il progetto si perfeziona e si realizza nell'ambito di un'attività di autocostruzione: i giovani, aiutati da adulti esperti, allestiscono un gazebo in travi di abete e pallets.

29 ottobre 2012. Il gazebo verrà inaugurato. Grazie a una comoda rampa di accesso, tutti vi potranno accedere: anche con passeggini e sedie a ruote!

Vedi anche:

lunedì 8 ottobre 2012

Lomellina Cascine

E' online Lomellina Cascine, il sito che rende pubblici i risultati di un lavoro di ricerca ideato e realizzato, nel 2010-2011, da Curmà (Giulia Bertone, Irene Sorrentino e il sottoscritto), con la preziosa collaborazione di Angela Colucci, Marzio Rivera, Simona Spinella e con la passione di Francesca Brignoli.
Il progetto, finanziato da Provincia di Pavia - Assessorato ai Beni e alle Attività Culturali, Ecomuseo del paesaggio lomellino e GAL Lomellina per complessivi diecimila euro ivati, è indirizzato a valorizzare, attraverso il web, il patrimonio materiale e immateriale delle cascine lomelline.
Sul sito, che Giulia Bertone ha presentato venerdì 5 ottobre al Civico 17, in una serata organizzata dal Comune e dalla Biblioteca di Mortara, sono catalogate e georeferenziate oltre cinquecento cascine.
Il processo e la metodologia utilizzati miscelano diversi ingredienti, riconducibili a queste parole chiave:
open data: abbiamo costruito il date base delle cascine a partire dalla banca dati della Regione Lombardia, integrato con elementi raccolti altrove (pubblicazioni turistiche e di storia locale); abbiamo pertanto reso accessibili e facilmente fruibili dati già esistenti, ma non uniformi e sostanzialmente non disponibili;
* open source: abbiamo utilizzato soluzioni informatiche open source, per garantire la massima versatilità oltre che per contenere i costi; 
* pubblicazione sul web: abbiamo scelto di pubblicare il catalogo delle cascine online, su un sito internet dedicato e aperto (e oggi online sul web del Comune di Mortara); con due risultati: accesso semplice per tutti, anche per il pubblico dei non addetti ai lavori; possibilità di integrare il lavoro di ricerca in qualsiasi momento (sia aggiungendo eventuali cascine sfuggite al nostro censimento, sia integrando le informazioni relative alle cascine già censite);
* georeferenziazione: sul sito, abbiamo collocato su una "google map" tutte le cascine catalogate; segnaposti di colori diversi indicano la presenza di cascine più o meno significative; ogni segnaposto è "attivo" e permette di accedere alla scheda della relativa cascina;
* flessibilità: il data base delle cascine è trasferibile su altri siti (e altre mappe georeferenziate); per esempio su un portale turistico, dove i segnaposti delle cascine potrebbero essere affiancati a quelli di altre emergenze culturali e/o a quelli di servizi di accoglienza;
* ricerca sul campo:  di una trentina di cascine abbiamo svolto un "rilievo" sul campo; è stato quindi possibile verificare e completare le informazioni delle relative schede; è naturalmente auspicabile dare continuità a questo lavoro di esplorazione sul terreno;
* eredità immateriali: il nostro lavoro si pone l'obiettivo di (creare le condizioni di base per) valorizzare le eredità immateriali che ruotano intorno al patrimonio delle cascine; a questo proposito abbiamo realizzato una serie di video interviste a testimoni privilegiati, avendo come riferimento il Registro delle Eredità Immateriali Lombarde (con un sguardo anche al futuro: alcuni video sono il racconto in presa diretta di come una cascina storica è stata recuperata e valorizzata in una logica d'impresa);
* partecipazione: le esplorazioni sul campo, finalizzate alla realizzazione delle video interviste e al completamento delle schede, sono state solo un assaggio di un metodo di lavoro che prevede il coinvolgimento delle comunità locali nella valorizzazione partecipata del territorio - metodo che abbiamo sperimentato in un'altra zona della provincia di Pavia (Luoghi (comuni) d'Oltrepò) e su cui Giulia Bertone ha scritto in Connecting places - metodo che sarebbe interessante utilizzare per un più ampio lavoro sulle eredità immateriali delle cascine, anche attraverso l'utilizzo di una piattaforma informatica arricchita di strumenti social e web 2.0;
* cultura e sviluppo: puntare sulla cultura per favorire lo sviluppo; il tema è di grande attualità, come sanno gli addetti ai lavori e non solo, e questa nostra ricerca intende rappresentare anche un contributo in tal senso: il data base delle cascine, la loro rappresentazione sulla mappa online, i video (opportunamente integrati), l'uso del web in chiave partecipativa, il metodo di lavoro basato sull'attivazione di cittadini e addetti ai lavori (qui utilizzato in modo esemplificativo) possono essere recuperati, valorizzati, integrati in progetti più ambiziosi, finalizzati alla promozione culturale e turistica della Lomellina e al suo sviluppo economico e sociale.

Vedi anche:
La continuità dei progetti finanziati
Connecting places
Cascine Lomellina

lunedì 1 ottobre 2012

La continuità dei progetti finanziati

Tanto più in periodo di risorse (sempre più) scarse, diventa attuale il tema su come dare continuità ai progetti finanziati da risorse speciali, oltre il periodo di finanziamento. Faccio riferimento a iniziative in ambito sociale, ricreativo, culturale, ambientale.

Fino a qualche anno fa il problema (irresponsabilmente) era meno sentito. La continuità di un progetto innovativo o di un servizio sperimentale, avviati grazie a un bando per progetti innovativi o servizi sperimentali, trovava spesso risorse per la continuità a valere su un ulteriore bando, anch'esso orientato a favorire innovazione o sperimentazione: bastava cambiare nome al progetto o al servizio, dargli un taglio "nuovo" (innovativo o sperimentale) e il gioco era fatto. In alcuni casi - accadeva anche questo -  si abbandonava il progetto (il servizio) e se ne inventava un altro (naturalmente innovativo o sperimentale) più adeguato a rispondere ai criteri del nuovo bando.

Tornando a oggi, quali ingredienti possono contribuire a dare continuità a una iniziativa finanziata? Come possiamo favorire il fatto che, terminate le risorse straordinarie messe a disposizione da un bando, progetti e servizi continuino a vivere?

A partire da esperienze professionali e non, da casi di successo e di insuccesso, ecco il mio personalissimo elenco di:

Ingredienti per favorire la continuità dei progetti finanziati.

a) Gli ingredienti di base
* Primo ingrediente: il tempo. Il periodo "coperto da finanziamento" non deve essere troppo breve. Se vogliamo creare le condizioni per l'autonomia di un progetto, dobbiamo prevedere un tempo adeguato per l'avvio, lo sviluppo, la manutenzione. Non si costruiscono iniziative capaci di autosostenersi senza garantire periodi di start-up e di accompagnamento di almeno tre anni (due, solo nel caso di progetti più semplici).
* Secondo ingrediente: le risorse di processo. Il periodo "coperto da finanziamento" deve prevedere attività finalizzate alla costruzione delle condizioni minime per la continuità del progetto. Risorse diverse da quelle propriamente indirizzate all'oggetto del progetto: potremmo definirle risorse di processo. Non si costruisce continuità senza l'impegno di persone che lavorino per la creazione di requisiti di continuità.
Gli ingredienti tempo e risorse, naturalmente, dipendono molto dai vincoli imposti dal bando e dalle scelte dei finanziatori: non è sempre una scelta facile quella di puntare su pochi progetti "importanti", rinunciando a finanziare "a pioggia" piccole ed estemporanee ma numerose iniziative.
In ogni caso, i primi due ingredienti - il tempo e le risorse di processo - costituiscono l'"impasto base" a cui aggiungere:

b) Gli altri ingredienti
Terzo ingrediente: rispondere a bisogni reali dei potenziali beneficiari. Il progetto deve rispondere a bisogni conclamati, espressi dalla comunità locale. L'ideazione di una iniziativa non può esaurirsi in un lavoro di progettazione a tavolino, ma deve prevedere un approccio partecipativo, ovvero il coinvolgimento attivo dei beneficiari potenziali. Non penso debbano essere i beneficiare a decidere da soli di cosa hanno bisogno; ma penso non debbano deciderlo da soli neppure i progettisti. Non si creano condizioni per la continuità con iniziative costruite in laboratorio e calate dall'alto.
* Quarto ingrediente: ancorare il progetto a politiche pubbliche. E' importante che le iniziative sperimentali si innestino nelle politiche pubbliche, che gli enti locali siano partner dei progetti e che lo siano con un elevato grado di consapevolezza, di ingaggio, di compartecipazione. (Precisazione: non intendo dire che la continuità dei progetti deve essere garantita da risorse finanziarie pubbliche; più semplicemente ritengo che abbiano maggiori probabilità di continuità le iniziative coerentemente collegate alle politiche pubbliche locali del settore di riferimento).
* Quinto ingrediente: puntare sulla costruzione di gruppi di auto-aiuto e mutuo-aiuto. La partecipazione al progetto di gruppi formali e informali di cittadini, organizzati su base volontaria e in una logica di convenienze reciproche, è spesso decisiva per garantire continuità ai progetti. Occorre dunque investire sul coinvolgimento dei gruppi informali e dell'associazionismo meno professionalizzato.
* Sesto ingrediente: comunicare quello che si fa in modo aperto e trasparente. Una comunicazione puntuale, capillare, capace di raggiungere pubblici diversi con diversi strumenti  è doverosa e necessaria per costruire condizioni minime di continuità. La comunicazione non è altra cosa dal progetto, ma parte integrante del progetto. Comunicar e organizzar: la comunicazione come metodo di lavoro. La comunicazione non (solo) come vetrina ma come strumento di pianificazione, di verifica del rispetto dei tempi, di monitoraggio, di rendicontazione (render conto agli altri di quello si fa), di trasparente messa in mostra del proprio lavoro.
* Settimo ingrediente: non cominciare sempre da zero e creare sinergie. Il fatto che si stia lavorando allo sviluppo di progetti innovativi e sperimentali non è una buona ragione per cominciare sempre da zero, ignorando quanto è già stato fatto o si sta facendo, in un determinato contesto, sul tema oggetto di intervento o su temi complementari. Può essere innovativo e sperimentale anche il tentativo di valorizzare in modo intelligente l'esistente, o quello di connettere e sviluppare piccole iniziative già in atto per consolidarle.