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sabato 7 settembre 2019

Lavorando al piano strategico di CUBI | Rapporto di ricerca


Il Rapporto "Lavorando al piano strategico di CUBI" è pubblicato da Percorsi di Secondo Welfare e si scarica qui.
Nato nel 2015, CUBI culture biblioteche in rete è un network  che raggruppa 70 biblioteche distribuite in 57 Comuni nel settore orientale dell’Area Metropolitana di Milano e della Provincia di Monza Brianza, con un bacino di utenza che supera i 600.000 abitanti.
Il Rapporto "Lavorando al piano strategico di CUBI" - curato da Alessandro Agustoni, Marco Cau e Graziano Maino - a meno di sei mesi dalla conclusione del progetto, intende condividere e documentare il percorso fin qui realizzato e le prospettive di sviluppo per il futuro. Il documento approfondisce le ragioni che hanno motivato la riflessione strategica di CUBI, il disegno del processo partecipativo avviato, le indagini conoscitive su scenari, contesto e organizzazione in corso di realizzazione, l’esito del percorso di formazione rivolto ai bibliotecari, la mappa visuale (Canvas CUBI) costruita per rappresentare l’ampiezza della riflessione e ingaggiare diversi stakeholder nel percorso partecipativo, le linee di attenzione utili per avviare interventi di riprogettazione degli spazi delle biblioteche, le proposte trasformative emerse dai momenti di progettazione che hanno coinvolto i bibliotecari, nonché i prossimi "passi partecipati" in cantiere.

giovedì 6 giugno 2019

Learning Community Canvas. Una mappa per animare comunità di pratica

di Marco Cau e Graziano Maino

Questo contributo presenta uno strumento (canvas) messo a punto per accompagnare l’avvio e il lavoro della comunità di pratica del bando Capitale Naturale di Fondazione Cariplo. Il contributo è articolato in quattro paragrafi: il primo presenta il progetto per il quale il canvas è stato concepito; il  secondo introduce le coordinate generali dei canvas intesi come dispositivi per rendere visibili questioni rilevanti e ingaggiare la partecipazione; il terzo entra nel dettaglio del canvas per sviluppare comunità di apprendimento e di scambio; il quarto sviluppa alcune considerazioni sull’importanza di disporre di strumenti e tecniche per promuovere apporti collaborativi ed elaborativi.

Canvas: dispositivi per promuovere elaborazioni partecipate
I canvas sono strumenti utili per favorire la partecipazione attiva. Il più conosciuto è il Business Model Canvas (il più facile da rintracciare in internet), ma non è l’unico. Tra gli altri si veda ad esempio il Partnership Project Canvas e le relative indicazioni d’uso (Cau e Maino, 2017). Di norma i canvas sono poster rettangolari di dimensioni variabili (in genere intorno a 100 cm di larghezza per 70 cm di altezza). Si presentano come mappe delle questioni da affrontare (focus). A ciascuna questione viene riservato uno spazio, un campo nel quale poter inserire - attraverso l’uso di post-it - considerazioni, spunti, idee (campi ideativi). I canvas esplicitano la loro finalità nel titolo (come si vedrà nel paragrafo successivo, nel caso oggetto del presente contributo, il tema da affrontare è la costituzione di una comunità di pratica e di apprendimento) e possono favorire la messa a fuoco delle questioni da sviluppare attraverso alcune domande di approfondimento (domande attivanti). Nei canvas un ruolo fondamentale viene giocato dallo spazio bianco che invita (e consente a) chi viene coinvolto nella elaborazione collettiva a portare i propri personali contributi.
Il canvas è una tela che incornicia i temi da sviluppare e li rende presenti in una visione d’insieme (prospettiva sinottica). I temi e le questioni proposte per innescare il confronto non sono necessariamente disposti secondo una logica stringente, anche spesso vengono percepiti da chi partecipa alle sessioni di lavoro guidate come ordinati sull’asse alto/basso (temi posti in alto e temi a posti a basamento) e sull’asse sinistra/destra (temi di ingresso o di avvio e temi di uscita). Proprio la non linearità consente di avviare le riflessioni con maggiore libertà (a volte percepita in avvio come disordinata). Una articolazione sequenziale dei temi viene in genere costruita una volta terminato il confronto elaborativo in gruppo per dare ordine ai contenuti sviluppati.
I canvas sono strumenti per favorire la partecipazione, attivare lo scambio di punti di vista, innescare relazioni costruttive e propositive. La visualità sinottica consente di leggere le interdipendenze, di collegare fra loro gli approfondimenti sui diversi temi e di promuovere influenze e connessioni. Si tratta dunque di dispositivi per lavorare in gruppo (benché sia possibile farne un uso individuale), per produrre pensieri, esprimere idee, dare a più punti di vista profondità e favorire il formarsi di idee nuove, stimolando non solo l’approfondimento degli elementi in discussione ma anche la messa in relazione di idee e proposte. I canvas creano uno spazio di visibilizzazione del pensiero di gruppo e rappresentano lo sforzo progressivo che il gruppo compie nel costruire idee condivise (cartografie delle idee e degli scambi nel gruppo coinvolto), orientano e facilitano la discussione fra le persone che si servono dello strumento senza predeterminare una gerarchia di questioni, ma favorendo piuttosto i collegamenti fra contributi e un andare e venire fra le elaborazioni progressive (iteratività). Appendere un poster su una parete consente di produrre scritture collettive e di mettere in scena un rito di partecipazione: i canvas rendono manifesta l’intenzione di coinvolgimento e l’ingaggio rivolto chi partecipa alla produzione di idee e proposte. Per questo si può parlare di dispositivi attivanti la produzione di idee, la messa in circolo di contributi creativi individuali, la socializzazione attraverso la scrittura e la parola (ideazione collettiva). I canvas possono essere utilizzati in più sessioni ripetute, secondo il processo iterativo descritto da Ramirez e Wilkinson (2018).

venerdì 10 maggio 2019

Learning Community Canvas: come facilitare il lavoro delle comunità di apprendimento

di Marco Cau e Graziano Maino


In questo contributo vogliamo raccontarvi di un canvas sviluppato come strumento per supportare l’avvio, lo sviluppo, l’operatività e la produttività della comunità di apprendimento nate intorno al bando Capitale naturale. Connessioni ecologiche e servizi ecosistemici per la tutela della biodiversità (2018-2021) di Fondazione Cariplo. Tale bando sostiene l’azione di cinque partenariati locali:
Corridoi insubrici: network a tutela del capitale naturale insubrico (provincia di Varese);
Ecopay Connect 2020: sistema ambientale Garda-Mincio-Oglio in rete verso i servizi ecosistemici (province di Brescia e Mantova);
Dal Lura alle Groane e alle Brughiere, dal Seveso al Parco Nord: fiumi e parchi in rete per erogare servizi ecosistemici alla città diffusa (province di Como e di Monza e Brianza);
Source 2.0: strategia operativa unificata per il rafforzamento delle connessioni ecologiche (province di Como e Varese).
Il bando Capitale naturale ha due focus strategici. Il primo riguarda la promozione delle azioni dirette che impegnano ciascun partenariato nel proprio territorio operativo - e cioè la valorizzazione del capitale naturale locale, l’identificazione e la protezione delle funzionalità ecosistemiche, lo studio e la sperimentazione di modalità di pagamenti per servizi ecosistemici. Il secondo consiste in un’azione trasversale di scambio di conoscenze ed esperienze, di confronto su problemi e modalità di intervento localmente individuate. Per dar corso a questo secondo focus si è costituita la comunità di pratiche, animata dai gruppi di coordinamento dei cinque partenariati, con l’obiettivo di socializzare, approfondire, riconsiderare i know-how sviluppati e di disseminare le competenze operative attraverso articoli brevi, post divulgativi, schede informative, e un testo di sintesi conclusivo. Ecco dunque le ragioni del Learning Community Canvas, strumento messo a punto per accompagnare la comunità di pratiche del bando Capitale naturale. Nel contributo che segue cercheremo di raccontarvi i passaggi che hanno determinato il suo sviluppo e, per meglio aiutarci nella comprensione degli stessi, vi proponiamo di seguito un breve glossario utile ad orientarsi.

Leggi tutto il post su Percorsi di Secondo Welfare.


lunedì 2 gennaio 2017

È in libreria Progettare in partnership

Si acquista qui o nelle migliori librerie ;-)

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Come affrontare i problemi che investono comunità sempre più articolate e complesse? Come attivare e promuovere le molteplici risorse presenti nei contesti territoriali? Come attrarne di nuove? Come costruire opportunità di interazione tra organizzazioni e persone che si assumono la responsabilità di agire, mettendo in campo energie per affrontare le questioni emergenti?

Collaborazioni inedite tra organizzazioni nonprofit, imprese, enti pubblici e gruppi informali di cittadini possono promuovere risposte concrete, in grado di trasformare l’esistente e di produrre soluzioni innovative.

Le organizzazioni nonprofit e di volontariato, le associazioni di promozione sociale, culturale e dello sport, i cittadini e i patti di collaborazione civica, gli enti locali, le imprese e le reti di impresa, le cooperative sociali e di comunità, le scuole e le agenzie formative, i coworking e gli spazi di lavoro comunitari, le biblioteche e i sistemi bibliotecari, gli enti parco e gli ecomusei, i distretti industriali, dell’artigianato e del commercio, le agenzie per lo sviluppo e la promozione locale possono dare vita a partenariati originali in grado di sostenere la realizzazione di progetti realmente trasformativi: possono progettare in partnership.

Progettare in partnership è una locuzione da chiarire: da un lato siamo convinti che non esista partnership (funzionante) senza progetto; dall’altro riteniamo che i progetti (semplici o complessi) richiedano sempre più, oggi, l’attivazione di collaborazioni cross-sector per pianificare interventi trasversali agli ambiti del welfare, dell’educazione, della cultura, del commercio, del turismo, dell’ambiente, dell’occupazione, dello sviluppo di impresa, della rigenerazione urbana, della cura dei beni comuni; infine, a nostro avviso, la stessa costruzione della partnership e la sua manutenzione si configurano come un’azione progettuale.

Progettare in partnership, dunque, perché le collaborazioni hanno bisogno di oggetti di lavoro - i progetti - senza i quali risultano improduttive, sfilacciate, frustranti: progetti sui quali mettersi alla prova insieme, in grado di innescare co-ideazione e coinvolgimento; iniziative per dare risposte a problemi comunemente riconosciuti; programmi per cooperare concretamente e in modo innovativo, promuovendo cambiamenti ritenuti significativi, costruendo soluzioni concrete.

Progettare in partnership perché la complessità degli interventi intersettoriali richiede di mettere in campo culture, competenze e strumenti differenti ma complementari, di condividere la creatività, la determinazione e la lungimiranza di soggetti diversi, di apprendere dalla comune esperienza e mettere in gioco le esperienze di ciascuno, aprendo i confini delle organizzazioni e operando in modo integrato.

Progettare in partnership, infine, perché anche la messa a punto, la cura e gestione della partnership richiede un progetto. Occorre dunque elaborare un piano sulla governance della partnership; costruire le condizioni di collaborazione per raggiungere obiettivi comuni; accordare e coordinare l’impegno e le responsabilità di ciascuno. Progettare in partnership, quindi, per costruire alleanze che superino il tempo del progetto e della sua realizzazione, che si spingano verso l’elaborazione di senso comune, che integrino le azioni a termine in una visione strategica per la comunità e il territorio.

In questo libro, con la collaborazione di diversi autori e autrici, affrontiamo la questione del progettare in partnership alternando contributi riflessivi, sezioni metodologiche corredate da strumenti,  presentazione di esperienze.

Suddiviso in sei parti, il testo si apre con una sezione dedicata a come “prefigurare le partnership”, nella quale vengono focalizzati i fattori in gioco nella costruzione di collaborazioni, le motivazioni che spingono a costruire accordi, le ragioni per le quali non c’è partnership senza progetto e l’importanza del capitale sociale nello sviluppo di alleanze.
Una seconda sezione affronta l’attività concreta del “progettare in partnership”: qui introduciamo un metodo per accompagnare le progettazioni a più mani utilizzando il Partnership Model Canvas attraverso le tappe dell’esplorazione, della collaborazione, della messa a fuoco, della messa a punto del budget, della comunicazione.
Nella terza sezione, “accompagnare le partnership”, presentiamo l’esperienza di laboratori formativi per la costruzione di partnership progettuali e di strumenti (anche digitali) che facilitano il lavoro collaborativo.
La quarta sezione offre spunti su come “rendere efficaci le partnership”, attraverso quattro interventi rispettivamente incentrati sulle tecnologie per co-decidere, sui bilanci partecipativi e i regolamenti di amministrazione condivisa, sulla comunicazione e sulla valutazione degli impatti sociali.
La quinta sezione è dedicata a un approfondimento su tre contesti nei quali “ambientare le partnership”: le cooperative di comunità, le scuole, le periferie.
Infine, il capitolo conclusivo “sviluppare le partnership” offre spunti in merito alle basi normative del partenariato pubblico-privato e riflessioni sul lato oscuro delle partnership e sulle buone ragioni per collaborare.

Il libro, nato dalla collaborazione tra professionisti appassionati, è rivolto a responsabili di organizzazioni nonprofit, ad amministratori, dirigenti e funzionari di enti locali, a imprenditori, a project manager, a consulenti, a cittadini che vogliono impegnarsi in progetti trasformativi e a tutti coloro che intendono approcciare o approfondire in modo concreto il tema del progettare con altri.

Un particolare ringraziamento va a tutte le persone impegnate sul campo con le quali ci siamo confrontati, alle organizzazioni con cui abbiamo collaborato, e in particolare a Non Profit Network - CSV Trentino per il quale abbiamo realizzato nel 2016 il kit “Strumenti per progettare”, che questo libro riprende e sviluppa.