martedì 11 dicembre 2018

Progettare in partnership nel sociale: cinque spunti pratici

di Marco Cau e Graziano Maino


I problemi sociali, le questioni che investono territori, città, quartieri, chiedono a diversi attori sociali di mettere in campo le loro energie, le loro competenze, ciò che sanno e sanno fare, e anche ciò che non ancora non immaginano di poter avviare, per costruire interventi, per fronteggiare difficoltà complesse e sfuggenti, per offrire risposte anche attraverso trasformazioni evolutive. Per molte organizzazioni pubbliche, non profit, private è lavoro quotidiano progettare e riprogettare a più mani, costruendo attraverso processi di confronto, analisi, ideazione, social design, soluzioni praticabili.
In questo contributo proviamo a riordinare alcuni spunti pratici a supporto del lavoro di co-progettazione sul campo. Proponiamo cinque punti di attenzione (vedi figura 1): si tratta di costruire condizioni operative favorevoli predisponendo microcontesti progettuali facilitanti; si tratta poi di padroneggiare le confuse e sollecitanti fasi di avvio della progettazione; una terza accortezza riguarda l’attenzione a strutturare alle attività da svolgere; un quarto passaggio attiene poi allo sforzo per rendere efficaci, essenziali e fluidi i testi che descrivono il progetto; vi è poi una quinta accortezza che accompagna i diversi passaggi - più o meno lineari - di sviluppo del progetto: si tratta di assicurare un supporto di coordinamento per tutto il corso dell’attività di progettazione in partnership.

venerdì 11 maggio 2018

Reti collaborative e strumenti digitali per innovare la scuola, esperienze locali in un contesto in evoluzione | Working Paper

di Marco Cau, Graziano Maino, Marzio Rivera


Il working paper è pubblicato da Percorsi di Secondo Welfare e si scarica qui.
Articolato in tre sezioni, connette e sviluppa due contributi pubblicati nel testo “Didattica 2.0. Scenari di didattica digitale condivisa”, curato da Alberto Panzarasa per la casa editrice Ledizioni di Milano nel 2017. La prima sezione (Osservazioni sulla scuola in trasformazione) inquadra i cambiamenti che investono le scuole, chiamate oggi a collaborare tra loro e con altre organizzazioni pubbliche e private e a essere presìdi educativi di comunità in uno scenario che intreccia proposte diverse: alternanza scuola-lavoro, school bonus, laboratori territoriali per l’occupabilità, aperture prolungate ed estive, interventi per contrastare la dispersione scolastica e la povertà educativa, programmi di fundraising, tecnologie per la didattica innovativa, iniziative di cittadinanza attiva per favorire il coinvolgimento degli studenti, delle loro famiglie, dei quartieri, di tutti i cittadini. La seconda sezione (Esperienze sul campo) presenta due interventi, sviluppati in provincia di Pavia, che intrecciano strumenti digitali e collaborazione fra insegnanti e scuole. Il primo intervento è una sperimentazione relativa alla nascita e allo sviluppo di reti di scuole per la didattica digitale co-promosse da istituti scolastici, che hanno realizzato con continuità iniziative di formazione e di confronto professionale rivolte ai docenti. Il secondo intervento presenta le caratteristiche ottimali di un sito web scolastico e ne valuta l’applicazione attraverso una ricerca rivolta a una rete di scuole pavesi. La terza sezione (Prospettive tra opportunità e sfide) illustra due forme di network istituzionali (le reti di ambito e le reti di scopo) che – per operare efficacemente – richiedono progettualità concordate, governance e coordinamento continui, investimenti professionali riconosciuti e supportati, spazi di sperimentazione, momenti di riconsiderazione delle esperienze condotte e soprattutto regia; propone i laboratori formativi di co-progettazione, come strumenti operativi di lavoro per progettare in partnership e collaborare tra docenti, tra scuole, tra istituti e altre organizzazioni; presenta un ventaglio di software, programmi, app (e di approcci) per supportare il funzionamento delle organizzazioni, la collaborazione nei gruppi di lavoro, la sperimentazione di innovazioni operative e didattiche, la formazione e l’aggiornamento.

martedì 3 aprile 2018

Verso un nuovo welfare di montagna

Tra le azioni che concorrono a contrastare lo spopolamento e il declino delle aree interne del paese (territori caratterizzati da una significativa distanza dai centri di offerta dei servizi per la salute, per il benessere e per l’istruzione) rivestono una particolare importanza quelle indirizzate alla sperimentazione e implementazione di nuove politiche di welfare. Soltanto le aree che hanno saputo e sapranno introdurre innovazioni significative, favorendo lo sviluppo di quello che viene ormai definito welfare di montagna, sono e saranno in grado di creare le condizioni per favorire benessere diffuso e quindi di contrastare la crisi demografica in corso.

In Oltrepò pavese, area interna in provincia di Pavia sostenuta dal programma AttivAree di Fondazione Cariplo, che ha qui cofinanziato il progetto Oltrepò(Bio)diverso diretto dalla Fondazione per lo Sviluppo dell'Oltrepo Pavese, sono in corso importanti sperimentazioni sul fronte dell’educazione, dell’assistenza sociale, del sostegno familiare, che coinvolgono un variegato partenariato locale e prefigurano lo sviluppo di un singolare modello di welfare integrato.

Leggi tutto il post sul blog del programma AttivAree.

martedì 27 marzo 2018

Progettare in partnership a Sfide – La scuola di tutti

Sabato 24 marzo il laboratorio Progettare in partnership ha fatto tappa a Sfide- La scuola di tutti, nell’ambito di Fa’ la cosa giusta! quindicesima edizione nazionale – Milano.
In un’ora e mezzo di lavoro, abbiamo affrontato le principali questioni relative alla costruzione di progetti collaborativi utilizzando lo strumento di progettazione condivisa Partnership Project Canvas.
Le idee progettuali nascono in un contesto e affrontano problemi. Quali punti di forza e di debolezza esprime il contesto? Quali opportunità emergono? Quali problemi si intendono affrontare? Qual è l’idea alla base del progetto in partnership? In che modo la proposta progettuale può contribuire a risolvere i problemi individuati nel contesto dato?
Non c’è progetto senza partnership, non c’è partnership senza progetto. Quale capitale sociale e relazione è utile attivare per elaborare l’idea progettuale? Quali organizzazioni costituiscono l’ecosistema di progetto e ne garantiscono il funzionamento? Che ruolo giocano nel progetto i diversi stakeholder?
I progetti trasformano l’esistente, si declinano in attività, hanno bisogno di cura. Quali sono gli obiettivi del progetto? Quali sono i cambiamenti attesi? In quali azioni si articola il progetto? In quali attività si sviluppa ciascuna azione? In quali tempi si intendono realizzare le diverse attività? Quale coordinamento e quale governance (assetto di responsabilità) si immagina per il progetto?
I progetti hanno bisogno di visibilità: vanno raccontati, promossi, rendicontati. Come costruire lo storytelling del progetto e la sua comunicazione pubblica? Come presentare e promuovere il progetto per ricercare alleanze e finanziamenti? Quali sono i risultati attesi e quantificabili dell’intervento? Come comunicarli? Come si elabora la scheda progetto?
Attori pubblici, privati e nonprofit promuovono partenariati cross-sector negli ambiti dell’istruzione e formazione, della cultura, delle politiche giovanili, della cittadinanza attiva, dell’uso e della cura dei beni comuni, del lavoro, del welfare.
Le scuole sono attori decisivi di queste reti: sono punto di riferimento per tutti, laboratori di innovazione, piattaforme di economia collaborativa, ricerca sul campo.
Il laboratorio Progettare in partnership è un’opportunità di formazione per condividere idee, sviluppare competenze e sperimentare strumenti finalizzati a mettere a punto e realizzare progetti collaborativi multiattore e trasversali a diversi ambiti.
Il laboratorio Progettare in partnership è uno strumento di costruzione e crescita della comunità professionale dei docenti.
Spazio dedicato, tempo riservato, strumenti disponibili per facilitare il lavoro collaborativo, per confrontarsi, per valorizzare competenze intorno a un oggetto di lavoro definito e realizzabile: il progetto.
Qui si scaricano le slide del laboratorio: Progettare in partnership Sfide 2018.

domenica 18 marzo 2018

Coordinate per la costruzione partecipata del piano di fattibilità di un progetto di sviluppo locale

di Marco Cau e Graziano Maino

In questo contributo documentiamo le coordinate metodologiche di predisposizione del piano partecipato per realizzare un progetto di sviluppo locale. Il piano di realizzazione serve a definire le coordinate operative per intervenire. Si tratta di costruire la prefigurazione analitica del tracciato di lavoro che consente di passare dalla proposta progettuale, descritta nelle sue linee fondamentali in sede di partecipazione ad un bando, ad un insieme di passaggi operativi interconnessi da realizzare secondo una scansione temporale definita. Le proposte progettuali - presentate nell’ambito di bandi e volte ad ottenere finanziamenti - non di rado sono esse stesse esito di un percorso partecipato, tuttavia l’intensità e la circolarità del coinvolgimento degli attori che costituiscono le partnership sono variabili, in ragione di molteplici fattori. Può infatti accadere che l’urgenza, la complessità delle richieste, le sollecitazioni inevitabili alle quali ciascun partner è sottoposto determinino interazioni e coinvolgimenti discontinui nella fase di definizione della proposta progettuale. E spesso accade che tra la presentazione e l’approvazione intercorrano diversi mesi e intervengano diversi cambiamenti. Ma anche in presenza di una qualità ottimale negli apporti iniziali e in condizioni di rapidità di approvazione, resta aperta la questione di come mantenere produttiva l’interdipendenza elaborativa e collaborativa anche nella fase che segue l’assegnazione delle risorse, ed in particolare nel momento in cui il progetto dalla sua impostazione generale deve essere tradotto in obiettivi e sotto-obiettivi, in compiti operativi, in una successione di azioni concrete secondo fasi definite.
Per attivare uno spazio di social design (Pils e Trocchianesi, 2017) che consenta di mettere a punto un piano di realizzazione partecipato, è necessario curare cinque aspetti.
Costituire un gruppo di regia temporaneo, composto da figure competenti, in grado di attivare e coinvolgere soggetti a diverso titolo interessa(n)ti (o interessabili).
Utilizzare modalità e tecniche di facilitazione. Per raccogliere e collegare contributi e proposte, per elaborare il piano di realizzazione sono necessari incontri, interviste e workshop finalizzati a informare, consultare e coinvolgere non solo i partner del progetto, ma anche le organizzazioni della rete, i potenziali alleati, i beneficiari diretti e indiretti, i cittadini. Diverse le tecniche utilizzabili con l’obiettivo di facilitare l’accesso alle informazioni e dare parola ai partecipanti, in un clima accogliente di ascolto e interazione, rendendo così i momenti di confronto produttivi e utili.
Proporre workshop di metodo e di approfondimento guidati per fornire informazioni, dare spazio a osservazioni (anche dissenzienti), favorire il confronto fra gli interlocutori, raccogliere elementi utili alla definizione del piano di realizzazione.
Elaborare l’immagine coordinata del progetto per far conoscere e valorizzare coinvolgimenti, azioni e risultati.
Redigere il piano di realizzazione grazie ai suggerimenti raccolti, le idee prospettate negli incontri, i contributi emersi dai workshop.

Leggi tutto il post su Quaderni di Economia Sociale 02/18 (pagg. 19-22).

giovedì 18 gennaio 2018

Rigenerare spazi, costruire luoghi

Da spazi vuoti a luoghi di nuove opportunità prefigurava Giovanni Campagnoli nel suo Riusiamo l’Italia (2014). Da spazi a luoghi | Proposte per una nuova ecologia dello sviluppo ha rilanciato AICCON nelle Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile (2016).L’Italia che non si butta via | Riusare, riconvertire ricucire è la copertina-manifesto del numero di ottobre scorso della rivista Vita.
La questione della rigenerazione di spazi pubblici e privati per farne luoghi di fruizione e di produzione sociale, culturale, ricreativa, artigianale, intellettuale, educativa, comunitaria è al centro di attenzione e di dibattito. Avanzi e Make a Cube³ hanno dedicato al tema un prezioso vademecum (Immobili pubblici: strategie di rigenerazione a fini sociali, 2017) che focalizza la “piccola rivoluzione in corso”, delinea i nodi, le questioni aperte, i possibili strumenti di governo e propone un catalogo delle esperienze avviate.
Il tema è affiorato a più riprese anche il 21 novembre 2017, negli spazi di Avanzi – Barra A, nell’ambito del seminario Gli spazi del possibile: periferie urbane e aree interneche ha messo a confronto e in dialogo decisori, policy maker, attivisti e abilitatori delle periferie e delle aree marginali.
Le esperienze di innovazione sociale – nelle città e nelle aree interne - si moltiplicano lungo tutta la penisola: collaborazioni non convenzionali generano risposte a problemi inediti; incontri inaspettati attivano partnership promettenti; idee brillanti si sviluppano in start-up e imprese sociali; spazi abbandonati e immobili pubblici si trasformano in hub di comunità; intuizioni originali danno vita a percorsi professionali insoliti. Modelli e pratiche prendono forma e si sviluppano in contesti diversi, coinvolgendo organizzazioni nonprofit e imprese, enti locali e cittadini, agenzie di sviluppo e attivisti.
Anche in Oltrepò pavesearea interna in provincia di Pavia, sostenuta dal programma AttivAree di Fondazione Cariplo, che ha qui cofinanziato il progetto Oltrepò(Bio)diverso, questo processo di rigenerazione di spazi e di costruzione di luoghi è in corso.